DIRITTO D'AUTORE


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18 giugno 2013

49/13. Decreto del fare: la nuova mediazione civile (Osservatorio Mediazione Civile n. 49/2013)

Lo scorso sabato 15 giugno il Consiglio dei ministri ha approvato il c.d. Decreto del fare, un decreto legge recante misure urgenti in materia di crescita.

Tra i vari interventi, il Decreto legge in parola si occupa anche della mediazione civile.
Il Capo VIII del nuovo intervento normativo, rubricato “Misure in materia di mediazione civile e commerciale”, reca infatti (all’art. 23) rilevanti modifiche al Decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28.

Per una prima analisi sulle novità in tema di mediazione si veda

Di seguito la sintesi delle principali novità previste dal nuovo Decreto legge.

A.   Mediazione obbligatoria
Viene reintrodotta la c.d. mediazione obbligatoria

B.   Materie assoggettate alla mediazione obbligatoria
Tra le materie di cui al nuovo art. 5, comma 1 D.lgs. n. 28 del 2010 non è più annoverata quella del risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti; rimangono invece assoggettate alla mediazione obbligatoria le controversie in materia condominiale (2).

C.    Primo incontro di mediazione
Il nuovo testo dell’art. 8, comma 1, D.lgs. n. 28 del 2010 prevede un ulteriore passaggio procedimentale: un primo incontro di programmazione”, in cui “il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione”.

D.   Obbligo d’informativa da parte dell’avvocato
Il nuovo Decreto legge reintroduce (all’art. 4, comma 3 D.lgs. n. 28 del 2010) l’obbligo per l’avvocato di informare l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

E.    Mediazione demandata
Il giudice, “valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti”, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione, che, in tal caso, diviene condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

F.    Avvocati mediatori
Viene aggiunto il comma 4-bis all’art. 16 D.lgs. n. 28 del 2010, a norma del quale “gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori”.

G.   Durata della mediazione
La durata massima del procedimento di mediazione viene abbassata da quattro a tre mesi (nuovo art. 6, comma 1).

H.   Altre novità
- In tema di omologazione del verbale di accordo e della sua efficacia esecutiva, il novellato art. 12, comma 1, D.lgs. n. 28 del 2010 disporrà anche che il verbale deve essere “sottoscritto dagli avvocati che assistono tutte le parti”.
- Vengono reintrodotte le disposizioni di cui all’art. 8, comma 3, art. 11, comma 1 e art. 13 D.lgs. n. 28 del 2010.
- Dal campo di applicazione della mediazione obbligatoria e di quella demandata vengono ora esclusi anche i procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’art. 696-bis del codice di procedura civile.
- Vengono ridefinite le indennità di mediazione di cui all’art. 17.


(1) Consiglio dei Ministri, Comunicato stampa, 15 giugno 2013 (Consiglio dei Ministri n. 9).


Fonte: Osservatorio Mediazione Civile n. 49/2013
(www.osservatoriomediazionecivile.blogspot.com)

1 commento:

  1. Moltissimi dei mediatori che non sono contestualmente avvocati, grazie ad una breve indagine sul web, sono del parere che anche in questo ultimo Decreto del fare siano stati inseriti, all’interno della normativa che regola l’Istituto della mediazione civile, “concetti giuridici”, come del resto sono già presenti in tutta la normativa che regola l’Istituto della mediazione, che non appartengono alla “DISCIPLINA DELLA MEDIAZIONE” e che impediscono, così, all’Istituto di essere realmente funzionale: primo fra tutti vi era, e vi è, il ruolo valutativo del mediatore nel formulare la proposta conciliativa che lo assimila ad un “arbitro”; forse è meglio che questa asserzione la esplicitiamo con un semplice esempio, uno sui tanti che si potrebbero esporre.

    Esempio: oggi, con il c.d. Decreto del fare, al comma 1 dell’art. 8 del D. Lgs. 180/2010 si prevede “… un primo incontro di programmazione, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione”.

    Tutti noi mediatori sappiamo che la maggior parte dei conflitti nasce per la mancanza di dialogo tra le parti, e prendiamo questo come un assioma.

    Sappiamo che appena generatosi il conflitto le informazioni a disposizione dei belligeranti sono estremamente scarse; al primo incontro, in sede di mediazione, lo stesso mediatore ancora non può effettuare nessuna indagine “seria” sugli interessi o sulla natura del conflitto (non c’è tempo) e, se sono presenti dei delegati, non può ancora dissipare in loro alcun dubbio relativo al conflitto o, in ogni caso, non può sviluppare il dialogo tra le parti arricchendo il procedimento di informazioni di ogni genere e, quindi, non c’è tempo a disposizione per elaborare e sviluppare soluzioni alternative, sostanzialmente, il mediatore non può verificare con le parti se è possibile un tentativo di mediazione.

    In sede giudiziale al primo incontro si prende conoscenza delle “posizioni” e si verifica se è possibile “transare”, cioè si verifica se è possibile trovare un punto di equilibrio tra queste; spesso la “transazione” conduce ad un fallimento della trattativa poiché è un paradosso (dal punto di vista dei mediatori) pensare di risolvere un conflitto sulla base degli stessi elementi che lo hanno generato, ossia, sulle poche informazioni ancora a disposizione.

    Pertanto, ciò premesso, riferendoci al comma citato sopra, al primo incontro sarà possibile verificare se esiste un punto di equilibrio tra le posizioni, se è possibile “transare”, MA non sarà certo possibile verificare se portare avanti un tentativo di mediazione che richiede necessariamente il ripristino del dialogo, l’arricchimento d’informazioni (che possono essere anche documenti, prove, verifiche, accertamenti, ecc.), che trascende le posizioni iniziali e le questioni di diritto palesate.

    Anche in questo caso si ritiene che siano state inserite metodologie giuridiche nell’Istituto, quelle che applica il G. di P. alla prima udienza per intenderci, probabilmente confondendo la “transazione” con la “mediazione”, appunto, quando si richiede di “verificare con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione” al primo incontro MA così facendo si rende completamente inefficace il procedimento: non si tiene conto della “disciplina della mediazione”.

    Ebbene: il parere pressoché unanime di molti di quei mediatori, che non sono contestualmente avvocati, è sostanzialmente che con questo decreto abbiamo cancellato la “mediazione” sostituendola con l’Istituto della negoziazione assistita (il verbale d’accordo lo possono oggi solo firmare gli avvocati) e ridotto il procedimento di mediazione ad una “mera udienza preliminare a quella di causa” dove si potrà valutare solo se si trova un punto d’equilibrio tra le posizioni. A questo punto ci si domanda: cosa di tutto ciò ha a che fare con il ripristino del dialogo, con l’acquisizione d’informazioni, con l’indagine sugli interessi, cosa rimane di quello che era un sistema ALTERNATIVO alla Giustizia? La risposta di costoro è: ASSOLUTAMENTE NULLA!

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